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Surriscaldemnto globale: la tecnologia ci aiuta a capire cause e conseguenze

 18 maggio 2017
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 Categoria: Ambiente
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 Autore: admin
surricaldamento globale

Alluvioni autunnali in Italia ed Europa e, per contrasto, inverni poco piovosi e meno freddi. I recenti fenomeni che hanno sconvolto anche il nostro paese confermano la tendenza di una modifica del clima europeo negli ultimi 20 anni. Una modifica che ora sembra avere una spiegazione precisa: il surriscaldamento globale. Per trovare questa modifica del clima bisogna spingersi a Nord e precisamente in quella zona d'europa al di sopra dei 50 gradi di latitudine, quella del canale della Manica.


Questo è il regno del vortice polare, un profonda aera di bassa pressione il cui centro insiste per tutto l'anno in prossimità del polo. Nel semestre freddo la pressione nel suo centro scende a volte fino a valori molto bassi, avvolgendo come una ragnatela il continente europeo fino al Mediterraneo. Sono queste le situazioni che possono far scatenare alle medie latitudini venti catastrofici come quelli che recentemnete hanno coinvolto Francia e Inghilterra.



Causa dei cambiamenti cilmatici: surriscaldamento globale


Può il surriscaldamento globale essere la causa dei cambiamenti climatici? In effetti sembra che si sia alterato nell’atmosfera il meccanismo che da sempre governa i rapporti tra alte e medie latitudini, chiamato oscillazione artica.



Oscillazione artica e surricaldamento globale


Di solito, infatti, quando la pressione diminuisce alle alte latitudini, con conseguente intensificazione del vortice polare, nello stesso tempo aumenta nel medio atlantico, rinforzando l'anticiclone delle Azzorre e facendo aumentare il dislivello di pressione nelle zone tra i 45 e i 55 gradi di latitudine ossia tra il parallelo che passa per Milano e quello che comprende la Scozia: l'oscillazione artica viene allora definita positiva. Viceversa, quando la pressione aumenta sul circolo Polare Artico, diminuisce alle medie latittidini (oscillazione negativa).


Fino a 20 anni fa oscillazioni positive e negative erano altrettanto frequenti. Dopo, invece, in tutti i semestri freddi si è registrata una maggiore frequenza dell'oscillazione positiva, creando le premesse perché i venti possano divenire più facilmente violenti. Ma perché l'oscillazione artica tende ormai a manifestarsi quasi sempre nel modo positivo?


Una simulazione climatica compiuta alla Nasa ha mostrato una stretta correlazione con l’aumento del surricaldamento globale durante gli ultimi 20 anni. La spiegazione è complessa ma sembra però che effetivamente l’anomalia è legata al surriscaldamento globale, modificando le caratteristiche dell’inverno nell’emisfero nord.



Conseguenze del surriscaldamento globale


Ed ecco quali ne sono le conseguenze in termini climatici. La prevalenza dell'oscillazione positiva ha fatto spostare d'inverno l'anticiclone delle Azzorre più a Nord, tenendo l'Italia settentrionale sotto la cappa protettrice dell'alta pressione e impedendo alle perturbazioni atlantiche di raggiungere il nostro Paese. Minori perturbazioni comportano però anche minori piogge mentre la permanenza dell'alta pressione favorisce anche temperature più elevate.


Infatti con l'alta pressione c'è sempre una lenta discesa d'aria dagli strati più alti dell'atmosfera, cosicché quelli prossimi al suolo vengono progressivamente compressi e riscaldati. L'aumento di temperatura fa evaporare anche eventuali nubi, facendo crescere ulteriormente l'irraggiamento solare. Ecco perché da 20 anni gli inverni in Italia sono più caldi e meno piovosi.


Il surriscaldamento globale ha procato in Italia nei mesi invernali un aumento di quasi 0,8 °C, ma con un maggior rialzo al nord (1,3 °C), perché al nord insiste di più l'anticiclone delle Azzorre. Un valore più moderato si è registrato al Centro (0,6 °C) e una variazione modesta al Sud (0,3 °C).



Diminuizione delle nebbia e delle nevicate


L'aumento della temperatura invernale ha portato ad una dimnuizione delle nebbie. Infatti negli ultimi 20 anni le nebbie sono diminuite ovunque, ma in particolar modo al Nord (dal 30 al 50 per cento in meno). Per esempio, sull’aeroporto milanese di Linate si è passati dalle 1500 ore annuali di nebbia, negli anni '60-'70, a 700/800 ore. Siccome la nebbia è in genere provocata dal raffreddamento notturno in presenza di cielo sereno, la maggiore temperatura delle notti invernali non riesce a volte a far condensare il vapore acqueo nelle microscopiche goccioline della nebbia.


Sono diminuite anche le nevicate in pianura, proprio perché l'aumento di temperatura ha innalzato di circa 200 metri lo spessore medio dello strato d'aria prossimo al suolo con una temperattira siiperiore a zero gradi, cosicché i fiocchi di neve si sciolgono prima di giungere a terra. Per lo stesso motivo, in montagna il livello medio dell'innevamento invernale si è spostato di qualche centinaio di metri verso quote più alte.



Conseguenze del surriscaldamento globale?


Il comportamento anomalo dell'oscillazione artica dovuto al surriscaldamento globale è responsabile anche della riduzione delle precipitazioni invernali negli ultimi 20 anni. In particolare la piovosità è diminuita del 22 per cento circa su base nazionale, ma la riduzione maggiore è stata al Nord (-32%), mentre al Centrosud il calo è più contenuto (-18%). E questo spiega anche perché la neve in genere cade meno copiosa che nel passato sul versante meridionale dell'arco alpino, cioè quello italiano. Se anche la stagione invernale in arrivo dovesse rispettare la tendenza dell'ultimo ventennio, dovremmo attenderci pochi episodi di freddo intenso, la consueta carenza di neve sulle Alpi, poca nebbia e poche piogge.

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