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Idee per un mondo più verde: risolvere il problema energetico

 14 aprile 2015
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 Categoria: Energia
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 Autore: admin

Sfruttare il calore dei Sole, sia dalla Terra che dallo Spazio, utilizzare la forza dei vento e le correnti d'aria che si originano sugli oceani, trasformare le onde dei mare in elettricità e i rifiuti in combustibile. Ecco come la ricerca scientifica cerca di far fronte a un'esigenza sempre più pressante: risolvere il problema energetico e vivere su un pianeta pulito


Il pianeta ha sempre più bisogno di energia, ma soprattutto ha bisogno di energia pulita e rinnovabile. E invece oggi la maggioranza delle fonti energetiche è costituita dai combustibili fossili, che sono inquinanti e rappresentano una risorsa finita sulla quale non è possibile far conto a tempo indeterminato. A far riflettere i Paesi industrializzati, più e prima dei rischi corsi dall'ambiente, sono state le crisi petrolifere degli anni Settanta. Solo in lui secondo tempo, mentre cominciavano a proliferare i progetti di ricerca sulle cosiddette “fonti energetiche rinnovabili”, ci si è resi conto che in molti casi esse consentono di conciliare il bisogno crescente di energia con la preoccupazione per lo stato del pianeta. E questo è particolarmente vero in Italia dove, a undici anni dall'abbandono del nucleare, ci si sta preparando a una nuova conferenza nazionale sull'energia che dovrebbe fare il punto sullo sviluppo del settore e sulle ricerche in corso.


Nel nostro Paese le energie rinnovabili - solare ed eolico, bioniasse (materiali biologi di scarto da bruciare) e soprattutto idroelettrico, che si impone per la particolare conformazione geografica della penisola, rivestono ancora un ruolo minoritario. Recentemente hanno contribuito al bilancio energetico italiano con 17 milioni di “tonnellate equivalenti di petrolio”, pari al 9,8 per cento del totale. Certamente poco, anche se nel resto d’Europa le cose non vanno meglio: la commissione europea ha diffuso mesi fa un libro bianco che propone una strategia e un piano d'azione globali per raddoppiare, entro il 2020, la quota delle fonti energetiche rinnovabili, facendola passare dal 6 al 12 per cento del consumo energetico totale dell'Ue. a fronte di una percentL&Ae rnondiale del 25 per cento circa. Intanto gli scienziati stanno studiando il modo di sfruttare al meglio le fonti energetiche meno inquinanti, e comunque di limitare i danni causati dall'inquinamento: un impegno che potrà tradursi in risulttati concreti solo se ci sarà a livello globale la volontà politica di sostenerlo.


Sfruttare il vento per produrre energia è un'idea antica: le imbarcazioni a vela compaiono già in raffigurazioni egizie del 2500 avanti Cristo, ed è probabile che i mulini a vento fossero già utilizzati in Mesopotamia più o meno nella stessa epoca. Questa idea sta ora avendo un nuovo impulso grazie alla tecnologia. I primi aerogeneratori moderni risalgono agli inizi del secolo ma l'interesse per l'energia eolica si è sviluppato a partire dagli anni Settanta, in seguito alla crisi petrolifera. Nonostante questo sforzo, la potenza eolica installata nel mondo,circa m 3500 Megawatt (MW), sfruttava solo una minima parte dell'energia tecnicamente disponibile: è stato calcolato che il potenziale eolico dell'Europa, se pienamente sfruttato, permetterebbe di coprire quasi la metà degli attuali consumi. Eppure il nostro continente, grazie soprattutto a Germania, Danimarca e Francia, è all'avanguardia per la produzione di questo tipo di energia, anche se in testa alla classifica mondiale, per merito delle celebri "wind farm", le fattorie del vento californiane ci sono gli Stati Uniti.


Gli aerogeneratori del tipo più diffuso sono quelli ad asse orizzontale (ne esistono anche ad asse verticale, ma non si sono rivelati altrettanto efficienti): il rotore è collegato con un moltiplicatore di energia, collegato a sua volta a un generatore che produce energia elettrica. I modelli pio diffusi nel mondo sono quelli con un rotore a tre pale: fa però eccezione il nostro Paese dove, anche a causa delle diverse condizioni climatiche, il modello più comune è a una o due pale.

In Italia si è scoperto che esiste un ottimo potenziale per lo sfruttamento dell'energia eolica lungo la dorsale appenninica. L'Enel ha attivato da anni una serie di campi prova e due centrali eoliche, una da 11 MW sull'altipiano di Monte Arci in Sardegna, l'altra da 9 MW a Collarmele (L'Aquila). Attualmente nel nostro Paese ci sono meno di 100 MW eolici in funzione, anche se altri impianti decolleranno in tempi brevi. Entro il 2020 saranno infatti installate 80 nuove centrali coliche che produrranno 700 MW di energia, con un investimento di 1000 mifiardi.


Ancora in tema di sfruttamento del vento per produrre energia, i sistemi oggi più diffusi sono i generatori a turbina, che nel corso degli anni sono diventati sempre più efficienti e potenti: i modelli attualmente impiegati a scopo sperimentale sono in grado, in un luogo di ventosità media, di produrre oltre 4 milioni di kWh l'anno, sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico di 1800 famiglie. Alcuni progetti mirano a costruire macchinari ancora più efficienti, creando dei sistemi di concentrazione dei vento, una specie di imbuti (alcuni prototipi sono in corso di sperimentazione in Nuova Zelanda) in cui il vento entra per uscirne a velocità più elevata, consentendo di realizzare inipianti inolto più piccoli ed altrettanto potenti.


Ma l'energia eolica può essere sfruttata anche in modo del tutto diverso, per esempio utilizzando le correnti ascensionali che si producono sull'oceano. soprattutto nella zona tropicale. Tutta l'energia eolica, in effetti, non è altro che calore solare trasformato in vento e correnti in seguito allo spostamento di masse di aria calda e fredda nella troposfera (cioè la regione dell'atmosfera che va dalla superficie terrestre fino a un'altezza di circa 15 chilometri alle medie latitudini, e dove avvengono i fenoneni meteorololgici che determinano il clima). La massa d’aria riscaidata dalle radiazioni solari viene spinta verso l'alton producendo così una corrente ascensionale. Sono stati alcuni ricercatori giapponesi a ípotizzare di costruire in mezzo all'occano delle gigantesche infrastrutture cilindriche, alte e larghe diversi chilometri, in cui raccogliere le correnti ascensionali, che potrebbero così attivare delle turbine per la produzione di elettricità.

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