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Quando a far la spesa ci pensa il computer

 18 marzo 2015
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 Categoria: Computer
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 Autore: admin

Negli anni '60, senza ricorrere a tecnologie complicate, era uso comune fare la spesa al negozio sotto casa e uscire salutando il negoziante con la frase magica “metti in conto ...”. Oggi con i supermercati, le casse ipertecnologiche e la spersonalizzazione del rapporto negoziante-cliente, uscire mettendo in conto non è più possibile... o forse sì? L'introduzione di un rivoluzionario sistema di etichettatura ci permetterà di uscire dal supermercato a mani vuote e trovarci la spesa a casa, già addebitata sul conto corrente, senza neppure essere passati alla cassa e senza sacchetti da portare su per le scale.


Tutto nasce da una scoperta di oltre 20 anni fa che permette alla plastica di sostituire il silicio nella realizzazione di transistor e circuiti integrati. Sebbene questi non possano competere in ternini di velocità e miniaturizzazione con i circuiti integrati tradizionalí (non possono cioè, almeno per il momento, essere utilizzati nella realizzazione dei computer), possiedono alcune caratteristiche che li rendono estremamente interessanti. Come prima cosa sono molto economici, poi sono flessibili: si possono piegare,incollare e tagliare a strisce come se fossero una comune pellicola fotografica. Infine, cosa estremamente interessante per l'industria, possono essere disciolti in solventi e stampati con una tecnologia molto simile a quella delle stampanti a getto d'inchiostro che tutti usiamo con il computer di casa.Questo, vuol dire che sarà possibile sostituire la stampa dei codici a barre con l'inserimento di un microscopico chip plastico nella struttura di ogni tipo di contenitore.


Nel 2000 l'americano Allan J. Heeger, il neozelandese Alan G.Mari Mac Diarmid e il giapponese Hideki Shirakawa hanno ricevuto il premio Nobel per la scoperta che alcuni polimeri plastici possiedono proprietà semiconduttrici. In tutto il mondo è iniziata la gara per trasformare questa scoperta, che dovrebbe abbattere in modo significativo il prezzo dei microchip, in un’applicazione pratica. Tra gli utilizzi possibili di questa “plastica elettronica” ci sono display flessibili, infrangibili ed estremamente sottili ed etichette elettroniche che possono comunicare senza fili con il computer del supermercato o degli elettrodomestici “intelligenti” di nuova generazione.


La Siemens, proprio in questo campo, ha ottenuto un primo successo producendo un circuito integrato interamente composto da polimeri plastici semiconduttivi. Circuiti NAND, NOR, Flip Flop e oscillatori: tutti i componenti basilari degli apparecchi elettronici sono stati costruiti con una nuova tecnica che stende strati sovrapposti di plastica semiconduttrice. Contrariamente ai chip di tradizionale silicio, che devono essere lavorati sottovuoto, a caldo e in ambienti privi di polvere, i chip di plastica si ossono stampare con una comune tecnica tipografica. Questo non vuol dire che i transistor di plastica sostituiranno quelli di silicio, perché se questi viaggiano a centinaia di MHz, i transistor plastici arrivano solo a centinaia di kHz, se il silicio ha dimensioni di 0,25 micron, la plastica non va sotto i 5 micron: venti volte più grande. In compenso saranno bassissimi i consumi, i costi di produzione e quelli di manutenzione, aprendo all'elettronica tutta una serie di applicazioni oggi non economicamente vantaggiose.


Il codice a barre, che identifica tutti gli oggetti confezionati in commercio, seguendone la vita dalla fabbrica, al rnagazzino, allo scaffale e infine alla cassa (e magari tra poco fin dentro al frigorifero di casa), necessita di un complicato sistema di lettura basato su griglie di raggi laser, specchi rotanti e fotocellule. La prestigiosa universiità americaria MIT (Massachusetts Instittite of Technology), insieme a multinazionali come Gillette, Procter & Gamble e NCR, ha istituito un gruppo di lavoro chiamato Auto-Id Center che si sta occupando di creare uno standard per le future etichette elettroniche. Queste conteranno un codice a 96 bit che identifica il produttore, il tipo di prodotto e le sue caratteristiche specifiche.


Un prototipo funzionante di questa speciale etichetta è stato realizzato da Procter & Garrible in associazione con il MIT. Un circuito elettronico grande come una capocchia di spillo contiene un numero identificativo che comunica via radio, entro una distanza di cinque metri, ad appositi ricevitori una serie di informazioni, persino se l'oggetto è stato spostato. Il chip non necessita di alimentazione perché ricava la corrente direttamente dal campo elettrico emesso dal ricevitore. Oggetti come questi, che si chiamano trasponder vengono già utilizzati in molti sistemi di controllo accesso come, per esempio, il telepass delle autostrade. Purtroppo il costo e l'ingombro di un trasponder, realizzato con i comuni circuiti integrati, non permetterebbe di “incollarlo” su confezioni da gettare nella spazzatura, ma un chip plastico inciso direttamente sull'etichetta o sulla scatola non alzerebbe di molto il costo di una confezione.


La NCR, multinazionale che produce registratori di cassa e impianti per la movimentazione delle merci, ha ideato un sistema che utilizza un piccolo display plastico inserito sulla confezione per indicare il prezzo dei prodotti. Il sistema centrale del supermercato trasmette via radio i nuovi prezzi direttamente agli oggetti posti sugli scaffali. Un risparmio notevole per i gestori dei grandi magazzini ma anche una comodità per i clienti che non devono girovagare alla ricerca dei lettori di codici a barre per sapere quanto costi un certo prodotto.

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